
In tempi di Sex and the City tutte ci sentiamo un po’ come Carrie. E anche se non viviamo a NY, Londra e’ una piazza sufficientemente folle e caotica per farti sentire un po’ come la nostra eroina dai tacchi vertiginosi.
Se la citta’ stessa potesse parlare vi racconterebbe i dates piu improbabili, le situazioni piu’ tragicomiche, le cene piu’ disastrose, i drinks piu interminabili. E l’incredibile fiducia che ci anima e ci spinge ad affrontare il date successivo cercando, forse, il nostro Mr Big.
Londra e’ piena di luoghi perfetti per un first date, romantica ma mai stucchevole. Non solo il classico London Eye o Trafalgar Square di notte o Westminster illuminato o i ponticelli di St James Park. Londra offre di piu’. Vi puo’ portare direttamente a Venezia, o meglio, a Little Venice.
Nel cuore di un’oasi di pace potete camminare mano nella mano percorrendo Regent’s Canal e magari anche salire a bordo di una bus boat in direzione London Zoo e Camden Lock. Seguendo il canale verrete trasportati quasi per magia dalla pace del tranquillo quartiere residenziale di Maida Vale al verde di Regent’s Park e per finire, ai suoni, colori e odori del mercato di Camden.
Certo, la bus boat non e’ una gondola e Camden Lock non e’ proprio San Marco.
Ma i salici piangenti che sfiorano l’acqua e il sole che si riflette sui vetri delle barche colorate ancorate alla riva ne fanno un luogo sufficientemente romantico. Per essere con Mr Big.
O pensare a Mr Big.
.:Little Venice:.
closest tube: Warwick Avenue
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“Happiness is not in things, it is in us.”
E’ uno di quei luoghi che quasi passano inosservati, con i suoi colori pastello che scompaiono in mezzo ai suoni e ai colori della iper trendy Westbourne Grove e alla caoticita’ delle bancarelle di Portobello market.
Una lavagnetta scritta a mano fuori dalla porta. Breakfast.
Entri e ti accorgi di avere un sorriso stampato in faccia. Sara’ per quello che la cameriera ti sorride cosi tanto a sua volta.
Cerchi di spingerlo via, ma e’ contagioso, inevitabile. Il tavolo con i cassetti, come quello che aveva la nonna in casa. Una cassapanca in legno con i cuscini, i divani di fronte alla vetrina, i libri vissuti, colorati, con le pagine consumate da mani che li hanno scelti, le candele accese, le foglie di edera che decora le lampadine, il vecchio frigo da gastronomia nell’angolo, le pareti verde pastello. Ad ogni particolare ti si accende il cuore e il sorriso non ti abbandona.
Si illumina ancora di piu’ quando vedi la colazione a buffet, disposta con la stessa semplicita’ e perfezione di tutto il resto, dal bacon ai piccoli parfait di panna e frutti di bosco. La credenza e’ aperta e ci si prende i piatti da soli. Intanto la cameriera ha lasciato sul tavolo due smoothie colorati che sembrano fare da perfetto accompagnamento anche alle uova e agli spiedini di pollo.
Non resisti alla tentazione e chiedi di parlare con lei, la Charlotte in carne ed ossa. Perche’ un luogo come questo, che sa di casa, dei profumi della Provenza e della merenda preparata dalla nonna, non puo’ che avere una proprietaria in carne ed ossa, con tanto di grembiule e volto stanco e accaldato dalle ore passate in cucina. Ci sorride e ci racconta di come questo sia il suo primo ristorante, di come abbia aperto da solo tre settimane, di come ogni cosa al suo interno sia stata ideata, creata e dipinta da lei. Ride sistemando un libro su un ripiano.
E ci accorgiamo che non abbiamo ancora smesso di sorridere.
.:Charlotte!:.
80 Westbourne Grove
London
W2 5RT
Dedicato alla mia fatina…
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Gli spostati sono sempre piu’ impegnati.
Ma non solo. Con l’inizio di Maggio il sole ha fatto capolino, anzi, e’ prepotentemente entrato a far parte delle giornate che si allungano prima che tu possa rendertene conto. E’ l’estate inglese, che sa di parchi invasi all’ora di pranzo e nei weekend, pubblicita’ di creme autoabbronzanti, il Pimm’s dopo l’ufficio in affollatissimi pub lungo il Tamigi con il sole che si riflette sulle acque del fiume.
Ma per noi italiani non e’ estate senza mare.
L’estate inglese ha anche questo, basta salire su un treno e in meno di un’ora sei a Brighton, a camminare in mezzo alla folla che sembra seguirti dalla sera prima al pub: era in coda con te a fare il biglietto a Victoria, ammassata intorno a te sul treno, ti spingeva verso l’uscita nella stazione di Brigthon, ti affiancava lungo la strada che porta al lungomare…come un fiume che finalmente si versa nel mare.
Mare. Mare?
Manca qualcosa. Non c’e’ aria salmastra, non c’e’ profumo di mare. Eppure brilla li davanti a te, insieme ai suoni e ai colori di una folla stravagante che si e’ riversata sulla spiaggia.
Anyway, per quanto anacronistico ed eccentrico sia questo posto, camminando sul lungomare quella strana disposizione mentale a cui dai il nome di “vacanza” prende il sopravvento. Un cono gelato e le musichette che escono dal Brighton Pier fanno la loro parte. Ma in fondo ti accorgi di come Londra gia’ ti stia mancando. E si torna a “casa”.
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In questo momento Luisa ha piu’ che mai nel cuore New York e i Deli che trovi ad ogni angolo di strada. E’ forse questa una delle ragioni che l’ha spinta a varcare la soglia di Gaby’s.
Davanti a questo piccolo diner ebraico ci si puo’ passare innumerevoli volte, senza accorgersi della sua presenza, nascosto com’e’ tra i tanti bar che ricoprono questa zona.
Mai farsi ingannare dall’apparenza: alcuni londinesi e non-londinesi sono devoti clienti di Gaby’s da generazioni. E’ una leggenda, quasi quanto i teatri che lo circondano: aperto nel 1965 da allora ha infaticabilmente servito piatti in stile East European e newyorkese, tutti rigorosamente fatti in casa.
I tavolini sul retro sono piccoli e ravvicinati. Ti siedi pensando che al massimo ordinerai una Coca-cola.
Poi ti guardi intorno: il cibo sembra genuino e alle pareti ci sono pure le foto di Matt Damon che pare essere affezionato cliente.
Beh, alla fine noi donnine siamo sensibili anche a questo.
Grazie a Matt Damon posso dire di aver gustato uno dei migliori pranzi che il West End vi possa offrire.
E sicuramente anche uno dei piu’ cheap.
.:Gaby’s:.
30 Charing Cross Road
closest tube station: Leicester Square
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Anche Londra non e’ piu’ come una volta! Certe volte e’ una fortuna, altre volte chissa’…oltre alla Londra che si conosce e che giorno dopo giorno si scopre o riscopre c’e’ una Londra che sparisce o in certi casi si trasforma. Forse e’ l’essere un po’ distratto ma la libreria Foyle’s e’ uno di questo luoghi: non e’ sparita, si e’ trasformata e quindi e’ proprio scomparsa. Sembra una contraddizione ma e’ proprio cosi.
Viene fondata nel 1903 dai fratelli Foyle che avendo fallito gli esami di ammissione come “civil servant” decidono di vendere i libri: quando un insuccesso in un campo si traduce in un successo in un altro! La libreria passo’ nelle mani della figlia Christina e per settanta anni fu espressione della sua personalita’. Nella mia primissima volta per un lungo periodo in Inghilterra, Foyle’s fu, grazie ad un amico, una delle grandi e piu’ eccitanti scoperte. Dicono libreria famosa per le “business practices” anacronistiche, eccentriche ed irritanti: ma in fondo che importanza ha il tempo e fare la coda tre volte (una per la ricevuta del libro, una per il pagamento della ricevuta e la terza la consegna del libro stesso) quando state vivendo un’esperienza unica ed irripetibile? Nell’era subito precedente ad Amazon ed al commercio online, si entrava nell’edificio che ospita tutt’ora la libreria e si apriva una dimensione spazio-temporale nuova: i piani dell’edificio erano uguali a se stessi probabilmente almeno dagli anni sessanta (si sa della mia predilezione per questo periodo…non solo perche’ esco direttamente da li ogni giorno).
All’interno dell’edificio un po’ run down, in mezzo ad un po’ di polvere i libri anche semplicemente accatastati per terra facevano bella mostra di se’. Ma la cosa piu’ sorpredente era, non solo che c’era una selezione incredibile, quasi tutto quello che potreste cercare ma che trovare un libro era un’impresa da Indiana Jones. Se cercavi un libro non c’era niente altro da fare che, dopo vane ricerche, arrendersi a chiedere aiuto ad un commesso che invece trovava quello che cercavate….non so se questo era il risultato di capacita’ particolari o di anni di lavoro in libreria, passione per i libri e di notti passate a dormire li…..in fondo non ha alcuna importanza.
Se invece di cercare preferite lasciarvi trovare da un libro che cercava proprio voi, incominciava una navigazione di libro in libro nella quale lo scandire del tempo non aveva piu’ alcun significato: sareste riemersi magari dopo un pomeriggio intero comunque non prima e non dopo del momento esatto nel quale il libro giusto per voi vi avesse finalmente trovato.
Ecco tutto questo non puo’ succedere piu’, i tempi cambiano o cosi’ pare o si dice, alla morte di Christina nel 1999, Foyle’s e’ stata rinnovata ed e’ diventata una libreria come le altre. Piace ricordare oltre alla libreria com’era, un paio di episodi relativi alla persona che l’ha presieduta: Hitler rispose alla sua lettera di lamentela per il rogo dei libri (Berlino 1933) ed il fatto che raccomando’ l’acquisto ad un anziano lettore, come libro da leggere sul treno, della Saga dei Forsyte. Se lo vide ritornare qualche tempo dopo con la seguente annotazione “For the young lady who liked my book — John Galsworthy.”
.: Foyles | 113–119 Charing Cross Road | WC2H 0EB :.
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Pare impossibile, nonostante il pub (una delle cose che fa l’Inghilterra, Inghilterra) sia il luogo d’incontro per eccellenza, di anno in anno il numero di pub si riduce ed infatti anche questo pub aveva chiuso.
Ma a volte ritornano anche meglio di prima: il Fox & Anchor e’ un Grade II listed pub del periodo tardo Vittoriano con la sua facciata in piastrelle di ceramica , rinnovato all’interno in maniera consona. Ma siccome al pub andate per mangiarci (oltre che per bere!) anche il menu e’ all’altezza dell’ambiente e sicuramentre attraente se si cercano piatti classici della cucina britannica fatti con ingredienti freschi, cucinati sapientemente e serviti da personale cortese ed attento….quasi un ristorante piu’ che un pub.
La location, vicino a Smithfield market, e’ garanzia per ottima carne e in aggiunta al menu’ i piatti del giorno soddisferanno le aspettative dei piu’esigenti. Se volete un consiglio, ma non ne avete bisogno, provate la grigliata di carne, il pork belly e assolutamente le goose fat chips….ma c’e’ anche dell’altro ostriche fresche dall’Essex ogni giorno, selezione di formaggi …..
Se non e’ abbastanza per spingervi fin qui, un’idea per una serata e’ sicuramente uno spettacolo al Barbican che e’ vicinissimo e cena in questo pub…non resterete delusi.
.: Fox & Anchor| 115 Charterhouse St., Smithfield | EC1M 6AA :.
tube piu’ vicine Farringdon e Barbican
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Ci sono luoghi che non solo prendono il nome dal proprietario, ma ne traggono essenza stessa.
La steakhouse forse evoca immagini di virilita’, ambienti bui, bisteccone al sangue, ma gia’ il nome Sophie’s ha un suono diverso, quasi dolce, raffinato, piu’ adatto ad un bistrot francese che a una bisteccheria.
Una steakhouse al femminile, potremmo definirla.
La proprietaria, Sophie, vi accoglie sulla porta, con l’immancabile tovagliolo bianco appeso alla cintura e il sorriso sulle labbra.
Vi cerca il tavolo migliore ed e’ difficile immaginare questa donna dal caschetto biondo perfetto, intenta a scegliere tranci di carne. Eppure e’ li che e’ nato tutto: una famiglia di macellai la cui figlia ha deciso di trasformare il piccolo negozio nel cuore di Chelsea in un ristorante. Dopo aver acquistato i locali di fianco e buttato giu’ il muro, nel 2002 apre questo ristorantino.
Mattoni a vista e tavoli in legno attorno ai quali si raccoglie la giovane e numerosa clientela, servizio impeccabile, atmosfera deliziosa e cibo eccellente. Non accettano prenotazioni, ma vale davvero la pena aspettare, anche perche’ si puo’ ingannare il tempo al bancone del bar.
.:Sophie’s Steakhouse & Bar:.
311-313 Fulham Road London
SW10 9QH
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Come e perche’ sia nato e continuato il blog ormai e’ risaputo: in fondo e’ un innocente divertssement che almeno da parte mia non ha mai avuto la pretesa di essere di qualche utilita’ a qualcuno. Insomma un piccolo intrattenimento principalmente per gli amici ed eventualmente per il resto del mondo, non certi che il resto del mondo avrebbe gradito quanto i nostri amici…. Invece non avrei mai pensato anche il resto del mondo o meglio il resto d’Italia (in Italia ed all’estero) non solo segue…ma si fa viva e scrive non solo per chiederci di Londra ma per dirci dell’Italia stessa. Gli articoli che appaiono di tanto in tanto sulla stampa internazionale immancabilmente danno il la alle polemiche. Come qualche tempo fa quando il New York Times scriveva di una Italia depressa : “All the world loves Italy because it is old but still glamorous. Because it eats and drinks well but is rarely fat or drunk. …….But these days, for all the outside adoration and all of its innate strengths, Italy seems not to love itself.” Ecco il punto e’ proprio questo per me: noi Italiani amiamo abbastanza l’Italia? O preferiamo lamentarci e qualsiasi cosa succeda trovare un modo per poterci arrangiare (pur nobile arte)? Come se di quello che fanno del nostro paese ci riguardasse relativamente…. Soprattutto, parafrando una celebre frase, ci domandiamo cosa possiamo fare per l’Italia piuttosto che cosa l’Italia puo fare per noi? Stanotte e’ la prima notte elettorale e non so se abbia ragione Ligabue quando canta: “Buonanotte all’Italia che si fa o si muore o si passa la notte a volerla comprare”. Non so se sara’ un’Italia ancora piu’ spaccata fra chi qualche diritto l’ha acquisito e chi no. E sebbene ai giorni nostri si debba guardare ad un mercato del lavoro europeo….purtroppo mi sembra che troppi inizino a volersene andare…..Abbiamo passione e mettiamo il meglio di noi stessi per l’Italia ? Parafrando JFK penso proprio che sia tempo che l’Italia cominci a muoversi nuovamente e aggiungo io nella giusta direzione e prima che sia tardi. Tornando alla canzone di prima: “Buonanotte all’Italia che ha il suo bel da fare……fra un domani che arriva ma che sembra in apnea ed i segni di ieri che non vanno più via di carezza in carezza di certezza in stupore, tutta questa bellezza senza navigatore “
Buonanotte Italia, sperando che in mia assenza ti tengano e trattino bene: tengo ed ho sempre tenuto un po’ piu’ di molti al tuo futuro.
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Siamo in coda, sotto la pioggia. I custodi con gesti pacati porgono un ombrello agli astanti, scusandosi, nel loro perfetto accento inglese, anche per il clima.
Sorry to keep you waiting outside.
Ci sono tutti gli ingredienti per un’esperienza very British.
Abituati ai grandi spazi e alla modernita’ del British Museum o della National Gallery ci sembra quasi di fare incursione a casa di qualcuno quando varchiamo la soglia del 13 Lincoln’s Inn Fields. Appoggiamo le borse sotto ad un tavolo in legno, incustodite e ci avventuriamo per i corridoi del Sir John Soane’s Museum. Amante dell’arte e collezionista vorace, Sir John Soane aveva riprogettato la propria casa come un museo, e l’aveva donata allo Stato chiedendo che pero’ dopo la sua morte, tutto rimanesse intatto, come lui l’aveva lasciato.
E cosi e’ stato.
Animato da quel tipo di passione per l’arte che porta non solo a collezionarla con amore, ma al volerla condividere a tal punto da trasformare la propria casa in museo, nella convinzione che essa educhi e renda migliori.
Capitelli, suppellettili. mobili, specchi, marmi, disegni, libri, incisioni di ogni tipo affollano ogni angolo e arrivano a coprire intere pareti, fino agli alti soffitti.
Entriamo nella Painting Room e con un rito quasi magico il custode sposta quello che solo a prima vista e’ un muro ricoperto di dipinti di Hogarth e che invece rivela un doppio vano a sua volta interamente tappezzato dei disegni dell’architetto.
Il custode sorride mentre sposta i pannelli leggendo la sorpresa nei nostri occhi. E inizia a raccontare di come Giles Gilbert Scott, il designer della celeberrima cabina telefonica rossa inglese, abbia scelto come ispirazione il monumento funerario che Soane aveva progettato per la propria famiglia.
Sir Soane non e’ solo dentro questa casa, ma negli angoli piu’ inaspettati di Londra, dice, richiudendo i pannelli in legno.
.:Sir John Soane’s Museum:.
13, Lincoln’s Inn Fields WC 2A 3BP
closest tube station: Holborn
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Ogni volta mi riprometto che non ci tornero’ piu’.
Almeno non di sabato. Nemmeno se indispensabile.
Eppure ci ricapiti, ti fai strada tra la folla, passi quasi mezzora in coda di fronte ai camerini per provare un paio di pantaloni che sei gia’ quasi convinta che tanto non comprerai, sgomiti per raggiungere le casse, paghi, respiri. E via, di nuovo in mezzo al fiume di gente, ben attenta a seguirne le correnti.
Classica scena da sabato pomeriggio in Oxford Street.
Un lungo dove un’effigie commemorativa del Festival of Britain del 1951 e’ diventata Zara, dove un edificio art deco in marmo nero e’ meglio noto con il nome di Mark &Spencer e dove H&M e’ riuscita a invadere un grazioso palazzo decorato in stile Queen Anne.
Un paradiso dello shopping che si trasforma facilmente in inferno: da Selfridges a Primark, passando per Topshop e New Look, e’ il regno dove dominano incontrastate le grandi catene, che pero’ promettono di farvi trovare tutta, ma proprio tutta la loro collezione solo nei branch di questa via.
C’e’ poco da fare, la odiamo, ma alla fine veniamo trascinati dalla sua eccentricita’ e dalla sua follia, dal turbinio di gente che ne affolla i marciapiedi, dal muro impenetrabile di traffico e non riusciamo ad immaginarci Londra senza Oxford Street: la piu’ lunga via dello shopping del mondo.
E se non e’ facile trovare dei motivi validi per fare di questo luogo una tappa, non dico amata, ma quanto meno tollerata, Luisa ve ne elenca almeno 3:
1. Il parrucchiere di Topshop, Hersheson’s Blow Dry Bar. Un menu’ con 7 stylish hair-do a sole 19 sterline e in meno di 30 minuti.
2. La WC1 Powder Room: lussuosa toilette per signore: con 1 sterlina potete usufruire degli asciugamani inamidati e con cinque sterline avrete un mini-makeover o un massaggio alle mani.
3. Il bar del secondo piano della libreria Borders (ai numeri 203-207) dove vi e’ permesso di sfogliare magazine e libri presi dagli scaffali.
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